Un viaggio nei libri

Labirinto di un Ordine Caotico

Antro-della-Sibilla-Cuma

I libri che leggiamo non sono mai a caso: c’è sempre una componente fatale ed inconscia che ci porta verso di loro.
O almeno, questo è il mio caso.
Non mi capitava di scrivere sui libri che leggo da quasi un anno, ma ricominciare da Colui che è diventato il mio Autore prediletto, non è stato un caso.
Un viaggio verso terre lontane, verso una città nonostante tutto a me sconosciuta.
In realtà simbolo di un viaggio molto più complicato e cominciato, guarda caso, proprio un anno fa.
Già, perché chissà come mai, le pagine di Calvino hanno sempre un che di intricato, di simbolico, di psicologico: ti avventuri in esse, proprio come se stessi per inoltrarti “In mezzo a un fitto bosco”.
Perché è di questo che stiamo parlando: di Calvino e de Il castello dei destini incrociati.
Ogni pagina, ogni frase, ogni parola è un tarocco da mettere nella giusta posizione rispetto agli altri e che, a seconda della direzione o della prospettiva da cui è guardato, può dare alla luce una storia diversa, un senso diverso… che racchiude, in ogni caso, una diversa e pur vera sfumatura di te stesso.
Nel mio caso non è una sensazione vissuta solo con i testi di Calvino: in generale mi capita ogni volta in cui sfoglio e divoro le pagine di un libro.
È come se la mia anima, ingorda di risposte a lungo cercate e rincorse, volesse dissetarsi ogni volta di un diverso Oracolo, giusto in se stesso a seconda delle circostanze, delle persone e del mio stesso “io”.
Avevo previsto un inizio diverso, per questa mia raccolta di “non-recensioni”, ma l’opera che avrebbe dovuto aprirla è forse La Summa di tutta la letteratura, dunque la sua lettura ha richiesto un tempo diverso da quello che avevo calcolato.
Quasi sono l’Indeciso di Calvino che, qualunque direzione alla fine decida di subire, dovrà sempre rinunciare a qualcosa o scegliere qualcosa.
Due direzioni, due fonti, due dame, due destini…
Questo Castello dei Tarocchi racchiude in sé tutte  le risposte alle domande per cui il mio “io” ha tanto combattuto negli ultimi tempi.
E così

“Ero senza fiato;
le gambe mi reggevano appena: da quando ero entrato nel bosco tali erano state le prove che mi erano occorse, gli incontri, le apparizioni, i duelli, che non riuscivo a ridare un ordine né ai movimenti né ai pensieri.”

Ma ogni percorso, ogni avventurarsi in un bosco implica la necessità di un Cambiamento. Soprattutto se il bosco che si attraversa è l’intricata radura dell’inconscio, cosicché

“Ora il bosco ti avrà. Il bosco è perdita di sé, mescolanza. Per unirti a noi devi perderti, strapparti gli attributi di te stesso, smembrarti, trasformarti nell’indifferenziato […]”, per poi ricreare in te stesso l’Ordine.

“Chi scende nell’abisso della Morte e risale l’Albero della Vita […] arriva nella Città del Possibile, da cui si contempla il Tutto e si decidono le Scelte.”

Così si legge nella Storia d’un ladro di sepolcri, la storia di un “io” possibile solo in quanto detentore non solo dell’Intus-legere, ma anche della Sapienza.
Difatti la Sapienza, senza Intelligenza, diventa Saccenza.
E riuscire a scrutare nell’intimo grazie all’Intus-legere, senza avvalersi poi della Visone dall’Alto donata dalla Sapienza, serve a poco.
Questo è ciò che Calvino cerca di dire, a più riprese, al mio “io” sconvolto e disordinato. Disordinato perché sconvolto da se stesso.
Sconvolto da se stesso, perché disordinato.
Disordinato, perché nonostante il desiderio di Ordine, è proprio il fare Ordine che lo atterrisce.
E dunque… l’unica via d’uscita, anziché la fusione tra Sapienza e Intelligenza, diventa a volte  trasformarsi in Orlando, che vaga furioso nel suo “movimento disordinato”, mentre i Tarocchi in una domanda ti dicono

“che comunque giri poi viene il momento che lo acchiappano e lo legano, Orlando, e gli ricacciano in gola l’intelletto rifiutato?”

Tutto è chiaro: il rifiuto dell’Intus-legere provoca il Disordine.
Ma se poi avesse ragione L’Appeso, nel dire che “il mondo si legge all’incontrario”?
A questo punto non sarebbe tanto assurdo temere l’Ordine.
Ma l’Ordine serve quanto il Disordine.
È come la differenza tra ciò che è Inferno e ciò che non lo è: l’Inferno, per quanto Inferno, è utile. Senza di esso il Non-Inferno non esisterebbe: una lezione che ho realmente imparato solo di recente.

“Ogni linea dritta nasconde un rovescio storto, ogni prodotto finito uno sconquasso di pezzi che non combaciano, ogni discorso filato un bla-bla-bla.”

O ancora:

“[…] potrebb’essere che il negativo per esempio sia negativo ma necessario perché senza di quello il positivo non è positivo, oppure che non sia negativo affatto mentre il solo negativo caso mai è quello che si crede positivo.”

“Così ho messo tutto a posto. Sulla pagina, almeno. Dentro di me tutto resta come prima.”

Questa l’ultima frase che mi ha lasciato impietrita, tanto si confà al mio attuale “io” e al mio attuale percorso in questo mio “presunto io”.
Ma io dico che, in realtà, quella della stasi, del non cambiamento, del disordine prolungato sia solo una fastidiosissima sensazione, dovuta proprio all’afflato cubista del percorso interiore, ben incarnato dalla Storia dell’indeciso:

“[…] in quella stessa notte era stato sminuzzato (spade) nei suoi elementi primi, era passato per i crateri dei vulcani (coppe) attraverso tutte le ere della terra, aveva rischiato di restare prigioniero nell’immobilità definitiva dei cristalli (ori), era riapparso alla vita attraverso il lancinante germogliare del bosco (bastoni), fino a riprendere la propria identica forma umana in sella al Cavallo di Denari.”

Ognuno di noi, in fondo, ha una storia da raccontare.
Calvino, con le sue pagine, mi ha raccontato la mia.
E con i suoi Tarocchi ha concesso alle mie dita di muoversi libere sulla tastiera, perché la raccontassero e la comprendessero a loro volta.

©Lucia Boggia

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In Divenire...

Frammenti di Coscienza

Esistono Frammenti di Coscienza che sono duri a svanire: sono come quelle piccole schegge di legno o di vetro che ti si infilano in un dito e poi… è ‘na parola!
Ultimamente ho riflettuto parecchio su questa storia dei Frammenti di Coscienza e sulla vana possibilità di eliminarli del tutto.
Sì, perché se ti illudi di poter cancellare i segni del tempo o delle esperienze negative… beh, allora ti sbagli.
Il fatto è che si dovrebbe imparare a distinguere: il Segno è diverso dal Fantasma del Segno, alimentato dall’Ossessione dello stesso.
L’ossessione viene dal non aver superato del tutto la Ragione che ha lasciato il Segno. O dalla Non Accettazione che quel Segno ormai esiste. E non va più via.
È come quando una caduta ti provoca una ferita molto profonda ed è inevitabile che ti resti la cicatrice. Il sangue va via, la ferita si sana, nemmeno ti fa più male.
Ma tu vuoi comunque che la cicatrice scompaia, perché ti ricorda qualcosa di brutto. Diventi Russell Crowe in “A beautiful mind” e ti affanni, perché vuoi che le tue allucinazioni scompaiano.
Ma Frammenti di Coscienza si nasconderanno sempre in qualche angolo di te stesso: la differenza sta nell’esserne finalmente Indipendente, proprio come nel film.
In “A beautiful mind” le allucinazioni non scompaiono: semplicemente smettono di influenzare la bella mente del protagonista.
Ed è questo che deve accadere: non puoi, non devi affannarti nel vano tentativo di eliminare i Segni che persone ed esperienze hanno lasciato in te.
L’impossibilità di cancellare Quei Segni, non implica il non superamento del trauma o del dolore: semplicemente Quei Segni non sono altro che la Persona che Eri.
E la Persona che Eri è ancora, sempre e comunque la Persona che Sei.
La Persona che Eri è Parte della Persona che oggi Sei e che non saresti mai stata, senza essere prima stata la Persona che Eri.
E la Persona che oggi Sei, non è altro che la Somma di tutte Le Persone che sei già stato e che non smettono di far parte di te solo perché le hai superate.
Questa canzone, che in altre circostanze avrei considerato scontata e banale, incarna alla perfezione tutti Quei Frammenti di Coscienza che per anni mi sono trascinata dietro e che si sono mescolati l’uno all’altro, nel Riflesso di Quello Specchio.
Tutti i Frammenti Spezzati, Sparsi, Ricomposti e Riordinati.
Tutte le Tessere del Mosaico, tutte Le Persone che sono stata e che continuerò ad essere, nonostante tutto.

©Lucia Boggia

Articolo di Apertura

Nello Specchio cosa c’è…

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Ancora non mi ero riavuta dallo spavento.
Continuavo a toccare con le mani insanguinate quello Specchio ormai infranto… ci infilavo anche tutto il braccio, nella speranza di trovarci chissà cosa.
Ma Nulla.
Il Nulla incontrava ogni volta i miei occhi e il mio corpo.
Ovvero Il Tutto.
Il Nulla e Il Tutto.
L’Uno e Il Molteplice.
Me Stessa e Il Mondo.
E ancora Me Stessa.
Oppure Il Mondo?
Ancora una volta fissai gli occhi in quel Vuoto così Pieno, da farmi sentire Piena di Vuoto.
Ma poteva mai riempire, Il Vuoto? L’invidia dei nemici, l’Invidia della vita, o forse solo la Vita e basta, mi aveva posto davanti a Quello Specchio: Simulacro dei tanti Frammenti Sparsi di Me Stessa.
L’Uno e Il Molteplice.
Il Nulla e Il Tutto.
Me Stessa e Il Mondo.
E ancora Me Stessa.
Oppure Il Mondo?
Distolsi lo sguardo impietrito dallo Specchio infranto.
Poi raccolsi e ordinai i Frammenti Sparsi.

©Lucia Boggia

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